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È ben noto a tutti che l’Italia dal punto di vista geologico è un paese molto turbolento.
Basti pensare a quanti vulcani attivi sono presenti sulla nostra penisola, come l’Etna, lo Stromboli il Vesuvio, che vanno ad aggiungersi ai complessi vulcanici ormai “spenti” presenti nel Lazio.
Insomma la lista sarebbe lunga e,
tuttavia, potrebbe essere incrementata se in essa venissero considerati anche i vulcani sottomarini.
Ebbene sì, l’Italia oltre l’Etna, che è il vulcano più alto d’Europa, può vantare anche il possedimento del vulcano più grande di origine sottomarina: il Marsili.
Sebbene la sua cima sia all’incirca 500 metri sotto il pelo dell’acqua, il Marsili ha le dimensioni di un vero e proprio colosso sottomarino: con i suoi 3000 metri di altezza, 30 Km di larghezza e circa 50 Km di lunghezza.
Formatosi a causa dello scorrimento della crosta ionica e africana sotto la Sicilia e la Calabria, il Marsili è ubicato nel bel mezzo della piana abissale del Tirreno sud orientale e ad esso si accompagnano addirittura altri due complessi vulcanici sottomarini: il Magnaghi ed il Vavilov.
Il primo è quasi sicuramente spento, mentre il secondo presenterebbe tracce di attività recente.
Malgrado sia monitorato costantemente per prevenire i rischi di possibili tsunami, il Marsili è oggetto di intensissimi studi anche per finalità energetiche.
Diverse Università italiane, congiuntamente con il CNR, effettuano da ormai qualche anno studi geologici per poter rendere sfruttabile l’enorme potenza geotermica che questo vulcano sarebbe in grado di sprigionare.
Teoricamente infatti, l’acqua marina, vaporizzata dal magma incandescente, potrebbe essere convogliata in superficie e sfruttata per la produzione di energia.
Se si riuscisse in questo progetto, ciò rappresenterebbe un passo importantissimo verso le energie rinnovabili, alternative a quelle di origine fossile come petrolio e suoi derivati.