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Crisi economica: proviamo a capirci qualcosa anche noi.

Mai come in questo ultimobroker-110727175432_big.jpg periodo tutti gli organi di informazione ci stanno bombardando di notizie sullo stato di salute della nostra economia.

Per farlo utilizzano dei termini propri del gergo tecnico-economico, che sono divenuti ormai un vero e proprio termometro della crisi economica.

Termini come “spread”, “bound”, “btp”, “rating”, “default”, normalmente in voga tra gli economisti, si da come per scontato che siano comprensibili a tutti.

Ma siamo proprio sicuri che tutti i cittadini, compresi quelli che non hanno mai avuto a che fare con l’economia, riescano a capire di cosa si stia parlando?

Nel dubbio, è meglio provare a “tradurre” nel linguaggio di noi comuni mortali, cosa stiano ad indicare quei termini tanto strani.

Il nostro discorso parte dai titoli di stato, ovvero titoli di credito che vengono immessi sul mercato e che garantiscono al suo portatore un rendimento sotto forma di interesse alla data di scadenza.

I BTP o Buoni del Tesoro Poliennali, non sono altro che i titoli di credito emessi dallo stato italiano, con durata pari a 10 anni, che garantiscono a chi li acquista un rimborso del capitale investito più gli interessi maturati.

I BOUND, sono invece i titoli di credito di pari durata che vengono emessi dalla Germania, considerata lo stato più solido d’Europa dal punto di vista economico.

È evidente che se acquistassimo un Bound, avremmo molte più chances di veder rimborsato dopo 10 anni il nostro capitale, perché questi titoli sono più solidi economicamente, ma tuttavia il valore rimborsato alla scadenza sarebbe più basso.

Se invece acquistassimo un Btp italiano, il rischio di non ottenere il rimborso alla scadenza sarebbe più alto.

Di per contro però, il maggior rischio corso acquistando un Btp, verrebbe premiato attraverso un rendimento alla scadenza maggiore.

Questa differenza tra i rendimenti dei due titoli viene appunto chiamata SPREAD.

Uno spread Btp-Bound di 500 punti, o anche detta del 5%,  indica che il rendimento derivante dall’acquisto di un titolo italiano, garantirebbe un rendimento del 5% maggiore rispetto a quello che si otterrebbe acquistandone uno Tedesco.

Tutto ciò non è positivo, perché starebbe a significare che i nostri titoli sono poco affidabili, ovvero non garantiscono (al pari di quelli tedeschi) la certezza del rimborso di capitale ed interessi alla scadenza.

In questo contesto, quando un titolo di stato non è in grado di rimborsare al suo portatore il capitale ed i relativi interessi alla scadenza, esso sarebbe ritenuto come “insolvibile” o per meglio dire è in DEFAULT.

Ci sono delle apposite agenzie che misurano il livello di rischio di default dei titoli di stato di ogni paese, emettendo un giudizio sullo stato dell’economia del paese stesso.

Ebbene, questo giudizio sintetico, viene appunto chiamato RATING e viene misurato con giudizi che vanno dalla tripla A alla lettera D (che indica appunto il Default).

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