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Geo Chàvez: il primo uomo a sorvolare le Alpi

 

chevez.jpgCorreva l’anno 1903, quando un giovane peruviano di nascita ma parigino di adozione, di nome Jorge Antonio Chàvez Dartnell, venne mandato a studiare presso la facoltà di Ingegneria dell’Università di Parigi.

Il giovane  Jorge Antonio, che tutti conoscevano come “Geo”, si diplomò nel 1908 con il massimo dei voti ed iniziò fin da subito a dedicarsi alla sua grande passione: il volo.

Nel Febbraio 1910 fu uno dei primi piloti brevettati dalla scuola di volo di Maurice Farman.

Geo cominciò così a partecipare con successo a diverse competizioni aviatorie, tanto che il suo nome divenne famoso sia in Francia che in Italia.

La sua fissazione però è il volo ad alta quo­ta: proprio per questo acquistò un monoplano Bleriot XI e cominciò a modificarlo.

Il 6 settembre 1910 a Parigi, stupì il mondo con una prestazione assolutamente eccezionale per l’epoca: con il suo aereo raggiunse la quota di 2652 metri sul livello del mare.

A soli pochi giorni da quell’incredibile primato, Geo lesse su di una rivista che il Passo del Sempione si trovava a 2005 metri sopra il livello del mare: teoricamente ad una quo­ta di gran lunga inferiore rispetto alle capacità del suo aereo.

Probabilmente fu quello il momento in cui gli balenò per la testa l’idea di tentare l’impresa che lo avrebbe consegnato alla storia, ossia sorvolare le Alpi a bordo del suo aereo.

Geo iniziò quindi a studiare le carte, pianificando che, decollando da Briga in territorio francese, avrebbe dovuto salire per 1300 metri in modo da superare il Sempione ed atterrare quindi a Domodossola.

Il 19 Settembre 1910 Geo decollò da Briga e provò a sfidare le Alpi per la prima volta, ma purtroppo questo primo tentativo fallì. A causa delle forti turbo­lenze ad alta quota, vene sballottato a lungo ed a stento riuscì a rientrare a Briga stremato e quasi congelato.

Il 23 Settembre 1910, Geo ci riprovò. Si levò in volo da Briga e questa volta andò tut­to bene, a parte poca turbolenza sui ghiacciai del Fletschorn.

Dopo circa tre ore di volo, agli occhi del giovane pilota si aprì finalmente la vista di Domodossola: stava per portare a termine un’impresa eroica, impensabile per l’epoca !

Geo si preparò per l’atterraggio portando controvento il suo aereo, in modo da toccare terra, ma purtroppo qualcosa andò storto.

La struttura alare in legno del suo Bleriot XI cedette di schianto, anch’essa troppo provata da quel volo, facendo precipitare con se al suolo anche il giovane aviatore.

Geo spirò quattro giorni più tardi a causa delle ferite riportate nello schianto e sembra che le sue ultime parole fu­rono: “ in alto, sempre più in alto”.

Era un ragazzo di soli 27 anni, ma era comun­que riuscito a scrivere una pagina leggendaria nella storia dell’aviazione.

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