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Il nuovo turismo da carburante

Nei miei ricordi di bambino c’è la figura bonaria di mio nonno, con la sua immancabile sigaretta nazionale senza filtro sulle labbra. Quelle sigarPendolari da Carburanteette che ormai non si vedono praticamente più, quelle che avevano la confezione completamente bianca, con una grande “n” color azzurro.

Ricordo che ogni tanto riusciva a comprarne tramite un suo amico qualche stecca al Vaticano. “Perché lì costano meno !!!”, mi diceva.

Oggi leggendo un articolo del Corriere della Sera, mi è venuto di nuovo in mente mio nonno.

A distanza di oltre trent’anni, molti italiani si sono ridotti a fare i pendolari con la Svizzera o la Slovenia, per fare il pieno di carburante alle proprie automobili. Come direbbe mio nonno perché anche lì costa meno.

Tutto ciò sembra paradossale, ma non in paese come l’Italia.

Negli ultimi giorni infatti, il Governo Monti ha ritoccato ancora una volta le accise sui carburanti, che ormai hanno superato ampiamente la soglia degli 1,72 €/litro.

Una roba folle, specialmente per le tasche dei consumatori. Nessun paese in Europa vanta prezzi così alti nei carburanti.

E così sta riprendendo piede in modo ancor più accentuato il fenomeno che si era già registrato nei primi anni ’90.

Non solo i trasportatori, ma anche intere famiglie comuni si sono riversate ai valichi di frontiera, alla ricerca di benzina a prezzo vantaggioso.

Al di la di tutto, questo fenomeno, seppur circoscritto alle sole zone limitrofe ai confini, si calcola causerà una perdita per il nostro erario di almeno 240 milioni  di Euro l’anno.

D’altronde sembra che il metodo funzioni, almeno fino a quando non decideranno eventualmente di tassare anche le gite fuori porta.

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